La leggenda

            

Vecchi di almeno 400 anni (compaiono in un dipinto di Maffeotti Floriani del 1620), quei balconi a sbalzo sul torrente hanno, unico esempio in Trentino, delle tamponature in legno traforato. 

Origine della convinzione popolare secolare che avessero ospitato l’harem di un “turco”, commerciante di seta e stabilitosi in città negli anni in cui era una delle capitali dell’industria serica europea. In realtà, hanno appurato gli studi storici compiuti proprio a margine dell’intervento di restauro, il gusto per l’esotico ed il pruriginoso hanno un po’ deformato la realtà. 

In epoca di dominio veneziano, in quel palazzo avrebbero abitato delle famiglie di turchi: manodopera qualificata nella lavorazione della seta.
Con i mariti al lavoro, le donne restavano in casa e gli armigeri di guardia al ponte le avrebbero apostrofate pesantemente. 

A quel punto, per tutelare l’onorabilità delle donne i mariti decisero di schermare la vista di balconi e locali adiacenti con quelle cortine in legno traforato che permettevano il passaggio della luce ma non quello degli sguardi indiscreti. 

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